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La via medicea - Un cammino secolare nel paesaggio costruito dai Medici

Panorama

Il senso generale del percorso

La Via Medicea percorre un territorio storicamente articolato e complesso e vi si addentra per conoscerlo; un territorio che fa capo principalmente al Montalbano e poi, secondariamente, alle due grandi pianure distese ai suoi piedi.

Si tratta di un’area che durante il Medioevo ha visto formarsi nel suo seno un insieme territoriale puntiforme, aggregato intorno ai centri fortificati che, avendo contatti continui con realtà più ampie quali le città presenti alle sue porte, non si è caratterizzato per essere un mondo chiuso, bensì aperto alle più generali condizioni storico-politiche ed ambientali. Nel Medioevo, inoltre, il Montalbano fu un’area di frontiera dotata di una rilevanza strategica e di un’intensa vocazione militare-territoriale, dove grandi consorterie signorili edificarono una nutrita serie di strutture militari che oggi la Via Medicea incontra nel suo percorso.

Con la fine del Medioevo e l’inizio dell’Età moderna, il territorio del Montalbano andò incontro ad un cambiamento radicale e da area di frontiera a carattere militare e puntiforme si trasformò in un sistema territoriale complesso dove pianure, colline e parte alta del monte si integravano vicendevolmente, catalizzandosi nella politica patrimoniale e territoriale dei Medici. Questi, nel corso degli anni Settanta del ‘400, fecero la loro comparsa iniziando una lenta penetrazione patrimoniale nell’area di Poggio a Caiano e della pianura acquitrinosa confinante dove sorgerà la Cascina laurenziana, non a caso luogo di partenza della Via Medicea. Successivamente questa penetrazione iniziò a risalire il versante del monte in direzione di Artimino e della parte sommitale del rilievo. Alla fine del Quattrocento il versante settentrionale del Montalbano aveva già risposto in pieno alle grandi trasformazioni politiche che vedevano il progressivo passaggio all’egemonia politica, territoriale e patrimoniale del casato mediceo.

Con l’Età moderna l’intera area con al centro il Montalbano vide l’estendersi di una nuova presenza di assoluto rilievo: quella del Principe e delle sue logiche di possesso territoriale. Si trattava di un nuovo mondo e di un modo nuovo di governare il territorio, dove alle tradizionali produzioni della poliagricoltura mezzadrile (olio, vino e grano), si univano nuove possibili vocazioni (riso e allevamento di animali per prodotti lattiero-caseari) e spazi di solennità e ricreazione (caccia e allevamento di animali esotici).

Tutti aspetti questi che, nell’arco di un lungo periodo che dalla fine del Quattrocento arriva al 1737, marchiarono a fuoco il territorio compreso fra Prato e Fucecchio, tra Cerreto e Artimino e fin nella Valdinievole, rendendo possibile la costruzione di un vero e proprio paesaggio nuovo. La Via Medicea, percorrendo questo paesaggio ha il compito di mostrare e far capire al turista-camminatore la genesi e lo sviluppo di un processo storico plurisecolare, fornendo così una chiave interpretativa per decifrare la struttura profonda del paesaggio odierno del Montalbano e delle due pianure limitrofe.

Prima Tappa | Cascine medicee - Artimino

- lunghezza: 19,2 km

- grado di difficoltà: facile

- tempo necessario per la sola percorrenza: 5h 40’

- tempo necessario considerando le soste: 9h

- emergenze storico-architettoniche e paesaggistiche:

□ Cascine medicee

□ ponte Manetti

□ Parco del Barco di poggio a Caiano

□ Villa medicea di Poggio a Caiano

□ chiesa di Bonistallo e panorama

□ borgo storico la Petraia

□ patriarca verde (Leccio, Quercus ilex) presso villa Rasponi

□ il castello ed il Campano di Carmignano con il suo panorama

Visitazione del Pontormo presso chiesa dei SS. Michele e Francesco di

  Carmignano

□ acquedotto storico della Villa medicea di Poggio a Caiano

□ panorama casa Verzani

□ panorama podere Pianale

□ Villa medicea la Ferdinanda di Artimino

La prima tappa contiene ben tre gioielli storico-architettonici e paesaggistici dell’intero percorso (la Cascine e le ville di Poggio a Caiano e Artimino), costruiti dai Medici nel corso del lungo periodo che va dalla fine del Quattrocento all’inizio del Seicento. Questo vuol dire che l’escursionista che percorre questa tappa ha modo di conoscere ed apprezzare l’evoluzione della politica territoriale del casato mediceo come si andò modificando ed adattando alle condizioni politico-economiche, sociali e culturali del panorama toscano ed italiano. Dalle Cascine di Lorenzo, modello di produzione agricola di assoluta avanguardia, alle ville simbolo di magnificenza e dominio della casa regnante e anche modelli architettonici e artistici riferibili diversi correnti culturali: più improntata al manierismo fiorentino quella di Poggio a Caiano, anticipatrice della cultura artistica seicentesca quella di Artimino.

Ma è l’impronta sul paesaggio apportata dai Medici quella che forse caratterizza di più nel suo insieme questa tappa della Via Medicea. Nonostante i segni impressi dal passaggio del tempo, questo paesaggio mantiene nettissima l’impronta – a chi abbia gli strumenti per leggerlo e decifrarlo – ricevuta alcuni secoli fa. L’obiettivo profondo della Via Medicea sta proprio in questo, nel fornire cioè gli strumenti essenziali per essere in grado di leggere i segni di un passato importante che il paesaggio attuale ancora contiene. Dai più immediati come quelli appena citati, ai più minuti e meno visibili, quali un borgo storico e uno scrocio di panorama, a quelli addirittura invisibili perché ipogei (l’acquedotto della villa di Poggio a Caiano).

Seconda Tappa | Artimino - Bacchereto

- lunghezza: 22,1 km

- grado di difficoltà: medio

- tempo necessario per la sola percorrenza: 6h 15’

- tempo necessario considerando le soste: 7h 25’

- emergenze storico-architettoniche e paesaggistiche:

□ necropoli etrusca di Prato Rosello

□ pieve di San Leonardo ad Artimino

□ abbazia di San Martino in Campo

□ fattoria di Verghereto e panorama

□ abbazia San Giusto

□ area archeologica Pietramarina

□ Sasso del Diavolo

□ panorama su colline Carmignano e piana fiorentino-pratese

La seconda tappa costituisce, insieme alla successiva, la parte più ‘naturalistica’ dell’intero percorso, sviluppandosi prima sulla fascia più alta delle colline che si appoggiano al fianco settentrionale del Montalbano, e poi sul crinale stesso di questo rilievo, ammantato da boschi presenti ininterrottamente dalla fine del Medioevo ad oggi.

È proprio la nettissima linea di demarcazione, ancora oggi visibilissima, che rappresenta il segno principe di quel paesaggio letteralmente costruito dall’uomo nel corso della storia plurisecolare. Inferiormente sono presenti i coltivi storici che dalla pianura risalgono le pendici del rilievo fin dove la litologia e la pendenza lo hanno permesso, condizionando fortemente la tecnica e la tecnologia a disposizione dell’uomo nel corso dei secoli. Su questi coltivi, vero e proprio serbatoio agricolo fin dal Medioevo per le vicine città di Pistoia (prima) e Firenze (dopo), si sono concentrati i segni modificatori apportati dai Medici con le loro ville, con un’agricoltura di qualità (la produzione vinicola granducale marchiata dall’editto del 1716 di Cosimo III), la grande riserva di caccia (il Barco reale), simbolo di un’epoca che accomunava le corti dell’intera l’Europa.

Qua e là, in modo puntiforme appunto, l’itinerario mostra i segni di epoche precedenti l’arrivo dei Medici (l’Antichità ed il Medioevo) che ancora oggi contraddistinguono la parte alta del Montalbano come gli insediamenti etruschi, le chiese, le abbazie. A ricordo di questi lontani periodi, quando la Natura imponeva le sue leggi ad un uomo dotato di una poco più che rudimentale tecnologia, stanno i boschi del Montalbano e alcune emergenze naturali (i monoliti di Macigno, i biotopi vegetazionali).

Terza Tappa | Bacchereto - Vinci

- lunghezza: 18 km

- grado di difficoltà: medio

- tempo necessario per la sola percorrenza: 6h 40’

- tempo necessario considerando le soste: 8h

- emergenze storico-architettoniche e paesaggistiche:

□ panorama su colline di Carmignano

□ lecceta di Poggio Ciliegio

□ torre Sant’Alluccio

□ panorama su Valdarno di Sotto, padule di Fucecchio e Monte Serra-Alpi

  Apuane

□ antichi luoghi di fabbrica di Fornello

□ chiesa di S. Maria a Orbignano

□ strada antica di Orbignano

□ impianti idraulici storici

La terza tappa, che percorre sia la parte alta del Montalbano che le sue pendici meridionali, aperte sul luminoso Valdarno di Sotto, si caratterizza per un’impronta a metà fra l’aspetto più naturalistico (intendendo sempre una Natura ‘concessa’ e condizionata dall’opera antropica) e quello storico-architettonico, dove il Medioevo la fa da padrone, anche se non mancano emergenze dei secoli successivi.

Il crinale del monte offre all’escursionista che percorre la Via Medicea lembi di bosco di assoluto rilievo naturalistico e qualche scorcio panoramico, reso ancor più prezioso per la sua rarità. Si tratta di viste aperte sul grande bacino fiorentino-pistoiese che permettono ad un occhio ‘sensibile’ di cogliere significative nozioni su come l’uomo contemporaneo si è organizzato nella gestione degli spazi e nell’utilizzo delle risorse naturali non riproducibili.

La discesa lungo il versante meridionale offre all’escursionista più di un motivo di confronto, di riflessione e quindi di conoscenza acquisita, con il tragitto ed il paesaggio fino a quel momento attraversati dalla Via Medicea. Tanto è ripido, boscoso ed in ombra, la parte superiore del Montalbano settentrionale, quanto è omogeneamente inclinato, con i coltivi che risalgono fin quasi al crinale e punteggiato dalle costruzioni storiche adagiate sui ripiani inclinati, il versante meridionale del Montalbano. Si tratta di una diversità morfologica nettissima che si è riflessa in un diverso uso del suolo e delle sue risorse che l’uomo ha applicato nel corso della sua storia insediativa dell’intero Montalbano. Le batterie di mulini che punteggiano i numerosi corsi d’acqua che scendono dalla parte alta del monte, testimoniano lo sfruttamento da parte dell’uomo dell’energia idraulica nel lungo periodo che precede l’arrivo del vapore (prima) e dell’energia elettrica nelle campagne (dopo). Vinci ed il genio ingegneristico leonardiano, costituiscono l’emblema di questa tappa della Vai Medicea.

Quarta tappa | Vinci - Fucecchio

- lunghezza: 16,7 km

- grado di difficoltà facile

- tempo necessario per la sola percorrenza: 4h 10’

- tempo necessario considerando le soste: 5h

- emergenze storico-architettoniche e paesaggistiche:

□ panorama sul paesaggio collinare di San Pantaleo

□ Villa medicea di Cerreto Guidi

□ paesaggio argilloso al bordo del Padule di Fucecchio

□ fattoria storica di Petriolo

□ castello medievale e villa Corsini con il parco storico

□ centro storico di Fucecchio

La Quarta tappa della Via Medicea riporta l’escursionista a percorrere un paesaggio collinare, morbido e sinuoso, come nel corso della prima tappa. Ma la similitudine è solo apparente essendo del tutto diversi sia la genesi geologica generatrice di questo paesaggio, rispetto alle vicende che hanno caratterizzato la formazione del bacino fiorentino-pratese-pistoiese, sia la storia dell’uomo che proprio dal paesaggio ha tratto le risorse con le quali ha dovuto affrontare le difficoltà ed i vincoli da esso frapposti. Una storia però che qui è stata fortissimamente impressa per tutto il Medioevo anche da un fattore ‘culturale’ che ha saputo ‘suggerire’ all’uomo stesso strumenti e soluzioni altre, provenienti da contesti del tutto diversi: la Via Francigena.

Via via che l’escursionista camminando si allontana dal Montalbano e si dirige verso Fucecchio, il paesaggio perde non solo la copertura forestale ma anche le sue asperità sostituite dai profili rotondeggianti di colline in secolare ‘movimento’ per la loro costituzione geologica (prettamente argillosa), che solo un massacrante lavoro plurisecolare operato da generazioni di famiglie contadine, organizzate sul contratto mezzadrile ha potuto e saputo stabilizzare, impedendogli di scivolare in basso. Un lavoro certosino e ripetuto per secoli mediante strumenti agricoli semplici ma efficaci; un lavoro che ha regimato le acque superficiali, costruendo ciglioni erbosi, facendo diventare un suolo certo non ottimale per la coltivazione nel “paesaggio più commovente che ci sia”, un autentico giardino, come è stato nel corso del Settecento e dell’Ottocento più volte definita la Toscana collinare dai viaggiatori stranieri che l’anno percorsa durante i loro grande tours.

 La villa medicea di Cerreto Guidi accompagna il camminatore che si dirige verso Fucecchio ricordandogli il severo ambiente palustre che incombe vicinissimo, ai piedi delle stesse colline, e che cinge da Nord-Ovest l’intero Montalbano mediante la Valdinievole. Proprio sul bordo di questo bacino, dove le acque e la terraferma si scambiano vicendevolmente il dominio costringendo l’uomo ad uno stile di vita (economia di palude) del tutto diverso da quello adottato sulle confinanti colline e sul Montalbano, i Medici attuarono un’altra decisiva politica territoriale che meriterebbe essere conosciuta.






Data ultimo aggiornamento: 24.01.2020
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